Greco-Melkita Convertir en PDF Version imprimable Suggérer par mail
10-03-2008

Chiesa Greco – Cattolica Melkita di Antiochia

Il termine melkita deriva da una radice che significa re, sovrano. Melkiti sono coloro che sono ligi al sovrano o re. Tale titolo si riferiva all’imperatore residente a Bisanzio-Costantinopoli. La politica dell’impero richiedeva infatti che i suoi sudditi mantenessero la medesima dottrina e si esprimessero con un’unica professione di fede. Ma dato che ciò non fu possibile per svariati motivi, in varie regioni dell’impero, e tanto più all’infuori dei suoi confini (Persia, Armenia), i dissidenti di allora (monofisiti), specialmente nelle città di Antiochia e Alessandria, chiamarono «melkiti» quei cristiani che aderirono alla cristologia del concilio di Calcedonia (451), convocato dall’imperatore di Bisanzio. Da notare che il termine melkita è oggi usato solo per i greci cattolici del Medio Oriente, mentre per i greci cattolici del mondo slavo e balcanico si usa il termine uniati.

La storia dei melkiti di per sé risale al seguito del concilio di Calcedonia, ma solo dalla metà del XVII secolo cominciarono a esistere comunità cattoliche ad Aleppo e Damasco e dintorni, per opera di missionari gesuiti e cappuccini, portando anche alcuni vescovi a dichiarare la loro unione con la Chiesa romana. Nel 1724 la Chiesa melkita in Siria si sdoppiò in ortodossa e cattolica, formando una gerarchia parallela. Infatti in tale anno la successione del patriarca portò a due partiti contrapposti, dando inizio alla comunità dei melkiti cattolici con il loro eletto, Cirillo VI, riconosciuto come tale dal papa Benedetto XIV nel 1729. Tale Chiesa crebbe e si sviluppò nelle aree circostanti, particolarmente in Libano, in Palestina e in Giordania. Con piccole presenze anche in Egitto e in altri paesi del Medio Oriente, oggi questa Chiesa particolare costituisce, dopo la Chiesa maronita, la più consistente comunità cattolica nella regione, con oltre mezzo milione di fedeli. Con i fedeli della diaspora, organizzati in eparchie (Canada, Stati Uniti, Messico, Brasile, Argentina, Australia) sorpassa di molto il milione.

I greci cattolici melkiti di Terra Santa costituiscono una rilevante comunità, che conta complessivamente circa 63.000 aderenti. In Giordania sono meno numerosi (circa 35.000) Come circoscrizione ecclesiastica dipendono dal patriarcato melkita greco-cattolico di Antiochia, con sede a Damasco, la cui autorità si estende anche ai melkiti di Giordania, Libano, Egitto e altri paesi del Medio Oriente, come pure ai melkiti della diaspora. Le parrocchie di Terra Santa e Giordania sono oltre 70, con un clero completamente arabo. Ad esse fanno capo molte istituzioni, specialmente scuole, dispensari, seminari, centri di catechesi, di pastorale, di accoglienza. A Gerusalemme posseggono una cattedrale, con la residenza del vicario patriarcale, e la cappella della Veronica, presso la sesta stazione della Via Crucis/Via Dolorosa. Anche a Nazaret hanno una cattedrale, presso il santuario della Sinagoga di Nazaret, dalla costante tradizione collegata alla vita nascosta e pubblica di Gesù.

Numerosi istituti religiosi maschili e femminili, di origine orientale o anche latina, cooperano nella pastorale, nei centri educativi e sociali. Alcune note caratterizzano questa Chiesa in Medio Oriente e in Terra Santa. Essa è una Chiesa araba, nel senso che tutti i suoi fedeli sono arabi cristiani e la liturgia è celebrata in arabo. Come Chiesa particolare inserita nel mondo arabo, difende l’originalità e il diritto di piena cittadinanza ed eguaglianza degli arabi cristiani, come componente essenziale della società. Anche l’orientamento politico è nazionalista. La sua grecità consiste soprattutto nelle sue radici bizantine, conservate nel patrimonio ecclesiale, liturgico, spirituale, iconografico e teologico (rito bizantino). A questa tradizione è data molta importanza e rilievo in tutte le sue espressioni, sia come organizzazione interna (struttura patriarcale, sinodale e collegiale), sia nella componente monastica (monaci con la regola di S. Basilio), sia nella formazione del clero e nella catechesi, sia nella vita liturgica. In ciò si distingue dalle altre Chiese cattoliche orientali, che hanno originariamente più un retroterra etnico-nazionale.

Tale Chiesa è sempre stata operosa nel movimento unionistico e lo è oggi nel movimento ecumenico. Nella regione propugna una forte cooperazione con la Chiesa-sorella ortodossa, con posizioni avanzate nel dialogo ecumenico. Coltiva anche il dialogo interreligioso con i musulmani. Nel concerto della Chiesa cattolica, sostiene ed evidenzia la voce dell’Oriente cristiano e la pari dignità delle Chiese orientali con la Chiesa cattolica latina. Essa si ritiene di essere una componente importante per l’avvicinamento tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. Per questo tale Chiesa è considerata da alcuni come ponte tra le due parti.

 
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