Patriarcato Latino Convertir en PDF Version imprimable Suggérer par mail
10-03-2008

Patriarcato Latino

Nei primi sei secoli esisteva a Gerusalemme una sola autorità religiosa, il patriarca, chiamato ortodosso solamente in seguito alle divisioni. Con lo stabilirsi dei crociati (1099) fu istituita una gerarchia latina, con la nomina di un proprio patriarca. Secondo l’ecclesiologia cattolica di allora, egli era ritenuto la vera autorità religiosa legittima, dato che tutte le altre Chiese erano considerate scismatiche o eretiche. Da allora la gerarchia latina, residenziale fino al 1294, come sede titolare in Europa fino al 1847, e nuovamente residenziale dal 1847, ha perdurato fino a oggi. Durante l’assenza dei patriarchi latini, i francescani della Custodia di Terra Santa assicurarono ai fedeli l’assistenza religiosa e sociale. I francescani ebbero un ruolo determinante nella conservazione, formazione e promozione delle varie comunità cattoliche. Nel 1336, un drappello di dodici frati minori, si stabilirono a Gerusalemme presso il cenacolo al monte Sion e presso il Santo Sepolcro, con diritto di celebrazioni. Pochi anni dopo, nel 1342, il papa Clemente VI ratificò la loro posizione giuridica e si venne così a costituire ufficialmente la Custodia di Terra Santa. La loro opera fu costante e fruttuosa, sia nell’assistenza ai pellegrini, sia nella cura dei cattolici locali. Fino al presente essi sono ufficialmente i custodi dei luoghi santi cattolici e reggono una decina di parrocchie, inserite nel patriarcato latino.

La restaurazione del patriarcato latino fu effettiva con la nomina episcopale di Giuseppe Valerga nel 1847, che prese possesso della sua sede in Gerusalemme con l’entrata solenne nella basilica del Santo Sepolcro il 17 gennaio 1848. La sua giurisdizione si estendeva, oltre che alla Palestina di allora, anche alla Transgiordania e a Cipro. Oggi comprende lo stesso territorio, anche se la situazione politica è mutata. Nello stesso anno Pio IX provvide a ristabilire l’Ordine equestre del Santo Sepolcro, con lo scopo precipuo di aiutare e sostenere i cristiani della Terra di Gesù. Nel secolo e mezzo trascorso da quella data, si può oggi costatare il mirabile sviluppo della Chiesa latina. Insieme alle comunità dei greci ortodossi e dei greci cattolici, i latini costituiscono una delle tre Chiese più numerose in tutta la Terra Santa e anche in Giordania. Oggi i latini della Terra Santa sono circa 44.000, ai quali sono uniti i 35.000 della Giordania.

La comunità si è organizzata e consolidata nelle strutture ecclesiali, ha creato una rete capillare di istituzioni e di servizi di ogni tipo: ecclesiastiche, educative, scolastiche, mediche, assistenziali, sociali, culturali, ecumeniche, interreligiose… I numeri parlano da soli. Le parrocchie del patriarcato in Terra Santa sono 29, in Giordania 34 e a Cipro 6, oltre le 13 presenze satelliti. Il clero in servizio è ormai quasi completamente composto da circa 80 sacerdoti locali, palestinesi e giordani, formati nel seminario di Bet Jala, proseguendo poi con numerose specializzazioni superiori in centri esteri. Nel 1987, dopo sei patriarchi italiani, è stato eletto un patriarca arabo, mons. Michel Sabbah. Anche Amman e Nazaret sono sedi di vescovi latini.

Alcuni cappellani nazionali provvedono assistenza pastorale ai lavoratori espatriati di varie nazionalità: filippini, rumeni, polacchi, russi… Gli istituti religiosi maschili di rito latino sono 31 e quelli femminili 72. I membri di detti istituti si aggirano intorno ai 1.700. In generale essi dirigono numerosi centri, prevalentemente educativi, formativi, assistenziali e di ospitalità, con una rete di scuole, istituti superiori (tra cui l’Università di Betlemme), istituti biblici e archeologici, seminari ecclesiastici, ospedali, cliniche, dispensari, orfanotrofi, case per anziani, ospizi per pellegrini, centri per disabili, organismi umanitari di assistenza e servizi sociali. I servizi sono offerti anzitutto ai cristiani, ma sono aperti anche ai musulmani. Anche il patriarcato latino, come organismo, ha i propri centri scolastici, soprattutto in Giordania e nei villaggi.

Da segnalare, in particolare, la congregazione delle Suore del Rosario di Gerusalemme, perché nata in seno alla diocesi nel 1880 per opera di madre Marie Alphonsine di Gerusalemme e di p. Joseph Tannùs di Nazaret. Essa, oltre alle numerose scuole, opera pastoralmente nelle parrocchie a fianco dei parroci. Nell’ambito ecumenico merita una menzione particolare l’Istituto ecumenico di Tantur, vicino a Betlemme, fondato nel 1964, come frutto della visita del papa Paolo VI in Terra Santa.

La lingua usata abitualmente nella liturgia è l’arabo e il rito naturalmente è quello latino. Ma in generale, dato che la Terra Santa è crocevia di molti incontri, la maggioranza del clero è formata a conoscere e parlare più lingue. In alcune parrocchie cosmopolite si celebra in varie lingue in tempi diversi, secondo i bisogni dei gruppi e delle comunità. Quanto ai santuari e luoghi santi, è ovvio che la liturgia eucaristica viene celebrata nella lingua dei pellegrini. Questi però hanno anche una liturgia eucaristica propria, collegata alle commemorazioni connesse al singolo luogo santo.

Evidentemente anche la diocesi patriarcale latina di Gerusalemme, come in genere è in uso in molte diocesi, ha un santorale proprio, con rispettive commemorazioni liturgiche. Sono presenti monaci palestinesi (Ilarione, Eutimio, Teodosio, Saba…), vescovi di Gerusalemme (Cirillo, Sofronio…) e martiri (Longino, Zenone e Zena). Per i tempi presenti, una sola monaca è stata inserita nel numero dei beati: la carmelitana Maryam Bauàrdy, nativa di Abellìn, in Galilea. È in corso il processo di canonizzazione dei venerabili: Simone Srugi, coadiutore salesiano nativo di Nazaret, e Marie-Alphonsine Ghattàs, fondatrice delle Suore del Rosario, originaria di Ain Karim.

La pastorale è curata nei suoi diversi aspetti. In occasione del giubileo del 2000, dopo cinque di anni di attiva partecipazione da parte di pastori e fedeli e in stretta collaborazione con le cinque Chiese orientali cattoliche, è stato redatto un comune Piano Pastorale. Le parrocchie sono animate e attive, con pastori dediti, zelanti e fedeli impegnati in campi organizzativi e apostolici. Circola la buona stampa, anche con riviste locali in arabo, e non mancano siti web formativi e stimolanti. Il popolo, pur avendo assunto le tradizioni della Chiesa latina, mantiene antiche tradizioni orientali, quali il digiuno, devozioni locali, pellegrinaggi tipici, usanze in occasioni di funerali, di matrimoni… L’impegno ecumenico ha conosciuto un crescendo a partire dall’impulso dato e ricevuto dal concilio Vaticano II (1962-1965) e in consonanza con l’approfondita sensibilità ecumenica di tutta la Chiesa cattolica.

I pellegrinaggi dei papi Paolo VI (1964) e Giovanni Paolo II (2000) in Terra Santa, recenti lettere pastorali dei patriarchi cattolici del Medio Oriente e altre proprie del patriarca latino di Gerusalemme, l’aggregazione della famiglia delle Chiese cattoliche nel Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, hanno molto favorito la dimensione ecumenica, facendola assimilare anche dal popolo. Più che il dialogo teologico, si coltiva il dialogo della vita quotidiana, che si esprime in gesti concreti di presenza, di solidarietà, di servizi, di condivisione, di preghiera comune, di rispetto, di testimonianza… Manifestazioni visibili sono anche l’unificazione delle date della festa di Pasqua, in Giordania e in molte parrocchie della Palestina e di Israele (a parte Gerusalemme e Betlemme, a motivo dei pellegrini e dello status quo), la comune accettazione di matrimoni misti, talvolta con la compresenza dei ministri delle due Chiese, un testo comune per l’insegnamento religioso nelle scuole.

Sono da menzionare anche altre comunità cattoliche, attualmente aggregate al patriarcato latino di Gerusalemme o che a esso fanno riferimento. Sono i gruppi dei copti cattolici, dei cattolici di espressione ebraica, dei russi cattolici e dei cattolici provenienti da vari stati del mondo, riuniti in comunità nazionali.

 
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